Buongiorno 2019

Breve racconto di capodanno

Si alzò dal letto, infastidita dalla presenza della sveglia, anche se non suonava. Incurante del freddo e del mal di gola, andò alla finestra, poggiando le mani sul davanzale per guardare la gente affrettarsi in strada, intabarrata in cappotti, sciarpe e cappelli. Dove si affrettavano poi, con quei nasi rossi ancora mezzi sbronzi dalla sera prima?

Un’aria fastidiosa, persone dallo sguardo irritante, innervosite dalla fretta di dover fare gli auguri a tutti, nessuno escluso.
Non aveva molto a cui pensare, è sempre così durante le prime mattinate del nuovo anno. Ci si aspetta sempre che qualcosa cambi radicalmente, improvvisamente, come nelle riciclate trame dei romanzi d’appendice. Lei no, non s’aspettava nulla. Le litrate di vino e spumante non si erano portate via il governo gialloverde, e l’Italia continuava ad essere una polveriera di ignoranza e bigottismo, senza avere idea del catrame che vomitavano su bambini che giocavano ai baluardi del sovranismo da bar sport. Bambini che, con l’arrivo di Babbo Natale, divennero tutti più buoni, per ricevere i propri doni. Quel ministro continuava a condividere le foto del cenone, e la frontiera a farsi più vicina.

E lei sorrise, prendendo la decisione più importante dell’anno (anche perché l’anno era appena iniziato): “da oggi la smetto con il pandoro, almeno fino a dicembre prossimo”.

Va’ pensiero

Breve racconto metropolitano

Cammino in strada, tra cumuli d’immondizia, attraverso lo statale tra carcasse d’animali investiti e lasciati a decomporre al sole.

Il caldo è insopportabile.

Oltrepasso un accampamento seminascosto nell’erba alta, so che è infestato d’insetti. Un paio di abitanti mi salutano, li ricambio. I jeans si appiccicano alle gambe.

Sbatto via un ragno che mi cammina sul braccio e vedo due macchine sul ciglio della strada, ferme con le quattro frecce. I proprietari sono sull’asfalto e si gridano addosso, il paraurti della macchina davanti è ammaccato. Sono indeciso se chiamare qualcuno, dato che stanno per arrivare alle mani per un graffio su un paraurti che, in quanto tale, non ha fatto altro che svolgere il proprio dovere.

Sbuffo, tiro su le maniche già corte della maglietta. C’è una discarica poco distante, si vede un mucchio di rifiuti in lontananza e la puzza è insopportabile. Grondo di sudore. Sento qualcosa che sale dallo stomaco. Ho bevuto troppo ieri sera e non si combina bene con il caldo, mi appoggio ad un lampione e libero fluidi e bile in eccesso.

Quando alzo gli occhi una puttana mi offre un paio di fazzoletti, la ringrazio, mi sorride. Ho l’affanno, mentre mi rimetto in sesto ascolto la sua storia. Ma non vengo certo a raccontarvela, bisogna guadagnarseli questi capolavori del vissuto.

Attraverso altri dieci, cento, mille quotidianità.

Va pensiero, vola alto su questa realtà, terribile, necessaria e autentica.

Va pensiero, osservala, vivila,

e fagliela vedere.