Va’ pensiero

Breve racconto metropolitano

Cammino in strada, tra cumuli d’immondizia, attraverso lo statale tra carcasse d’animali investiti e lasciati a decomporre al sole.

Il caldo è insopportabile.

Oltrepasso un accampamento seminascosto nell’erba alta, so che è infestato d’insetti. Un paio di abitanti mi salutano, li ricambio. I jeans si appiccicano alle gambe.

Sbatto via un ragno che mi cammina sul braccio e vedo due macchine sul ciglio della strada, ferme con le quattro frecce. I proprietari sono sull’asfalto e si gridano addosso, il paraurti della macchina davanti è ammaccato. Sono indeciso se chiamare qualcuno, dato che stanno per arrivare alle mani per un graffio su un paraurti che, in quanto tale, non ha fatto altro che svolgere il proprio dovere.

Sbuffo, tiro su le maniche già corte della maglietta. C’è una discarica poco distante, si vede un mucchio di rifiuti in lontananza e la puzza è insopportabile. Grondo di sudore. Sento qualcosa che sale dallo stomaco. Ho bevuto troppo ieri sera e non si combina bene con il caldo, mi appoggio ad un lampione e libero fluidi e bile in eccesso.

Quando alzo gli occhi una puttana mi offre un paio di fazzoletti, la ringrazio, mi sorride. Ho l’affanno, mentre mi rimetto in sesto ascolto la sua storia. Ma non vengo certo a raccontarvela, bisogna guadagnarseli questi capolavori del vissuto.

Attraverso altri dieci, cento, mille quotidianità.

Va pensiero, vola alto su questa realtà, terribile, necessaria e autentica.

Va pensiero, osservala, vivila,

e fagliela vedere.