Lettera aperta ad AlmaLaurea

Ho ricevuto l’annuale invito a compilare il questionario di AlmaLaurea relativo all’inserimento dei laureati nel mondo del lavoro. Una formalitá, qualcosa che generalmente passa oltre nella lista di mail che ricevo quotidianamente. Stavolta peró ho deciso di soffermarmi qualche minuto a riflettere e rispondere. Non al questionario, ma alla mail stessa.

Allego qui la mia risposta, in modo da renderla in qualche modo una lettera aperta, mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni ed esperienze.

Gentilissimi,

sono laureato ormai da diversi anni. Il mio percorso personale, accademico e lavorativo é stato complesso e spesso travagliato, come quello di molti. Di tanto in tanto ricevo i vostri questionari, i vostri sondaggi che generalmente – lo ammetto – ignoro.

Ora, prima di ignorare anche quest’ultimo sondaggio, ho voluto ritagliarmi un momento di tempo per una riflessione. AlmaLaurea é una istituzione: tutti coloro che mettono piede in un’universitá italiana la conoscono, tutti ci si relazionano, se non sbaglio c’é anche una sorta di censimento obbligatorio presso AlmaLaurea al momento della consegna dei documenti necessari a discutere la tesi. Quello che mi domando é: cosa fa AlmaLaurea? A che serve, in concreto, allo studente? Quali sono questi servizi che offre? La testata recita “un ponte tra universitá e mondo del lavoro”. Ma davvero lo rappresenta?

Facendomi un giro tra le varie sezioni del sito (a proposito, mi permetto nel mio piccolo di consigliarvi un design piú snello e moderno) ho trovato qualche informazione di massima, qualche ideuzza, qualche link esterno, una sfilza di annunci di lavoro in nessun modo diversa da quella ottenibile con un motore di ricerca per annunci qualsiasi.

Insomma, dov’é che AlmaLaura fa la differenza? Dove esprime il suo valore e il suo potenziale? Dov’é che diventa un alleato imprescindibile dello studente che intende entrare nel mondo del lavoro?
Dov’é la divulgazione professionale vera, concreta, connessa a tutte le facoltá che l’universitá italiana offre nella sua offerta formativa?

Questa mail non ha alcun intento polemico, sia chiaro. Il mio interesse é prettamente capire, comprendere l’utilitá di AlmaLaurea. Voglio sentirmi in torto nell’aver ignorato i vostri questionari finora, voglio capire la loro importanza.

Perché penso che AlmaLaurea potrebbe diventare davvero la risposta istituzionale al mastodontico problema dell’inserimento dei laureati italiani nel mondo del lavoro. Ed é deprimente vedere che tutto questo potenziale svanisce in una bolla di sapone. Fermo restando che mi auguro di essere in profondo errore.

Cordiali saluti,
Flavio Carlini


Buongiorno 2019

Breve racconto di capodanno

Si alzò dal letto, infastidita dalla presenza della sveglia, anche se non suonava. Incurante del freddo e del mal di gola, andò alla finestra, poggiando le mani sul davanzale per guardare la gente affrettarsi in strada, intabarrata in cappotti, sciarpe e cappelli. Dove si affrettavano poi, con quei nasi rossi ancora mezzi sbronzi dalla sera prima?

Un’aria fastidiosa, persone dallo sguardo irritante, innervosite dalla fretta di dover fare gli auguri a tutti, nessuno escluso.
Non aveva molto a cui pensare, è sempre così durante le prime mattinate del nuovo anno. Ci si aspetta sempre che qualcosa cambi radicalmente, improvvisamente, come nelle riciclate trame dei romanzi d’appendice. Lei no, non s’aspettava nulla. Le litrate di vino e spumante non si erano portate via il governo gialloverde, e l’Italia continuava ad essere una polveriera di ignoranza e bigottismo, senza avere idea del catrame che vomitavano su bambini che giocavano ai baluardi del sovranismo da bar sport. Bambini che, con l’arrivo di Babbo Natale, divennero tutti più buoni, per ricevere i propri doni. Quel ministro continuava a condividere le foto del cenone, e la frontiera a farsi più vicina.

E lei sorrise, prendendo la decisione più importante dell’anno (anche perché l’anno era appena iniziato): “da oggi la smetto con il pandoro, almeno fino a dicembre prossimo”.

Ogni volta che torno

Ogni volta che torno in Italia ho sempre una sensazione ambivalente. Da un lato vedo un paese sempre più stanco e rassegnato, dall’altro una inesauribile speranza che le cose non peggiorino.

Non si spera nel miglioramento, ma nel non-peggioramento.

E la gente fa di tutto per distrarsi: pensa al calcio, all’immigrazione, alle sterili litigate sui social, ai selfie, all’ultimo all-you-can-eat aperto vicino alla stazione centrale. Si distrae e non pensa alla miseria morale e materiale di cui si circonda.

Questo é un chiaro meccanismo di autodifesa, lo attiviamo perché abbiamo una gran paura di affrontare seriamente le cose, paura di renderci conto che gran parte del nostro problema siamo noi stessi, italiani, eternamente artefici della nostra stessa insoddisfazione.

Preferiamo la distrazione costante, perpetua, se va bene, o cercare un nemico da additare e contro cui sguinzagliare certi cani che votiamo come nostri degni rappresentanti.

Mi piacerebbe tornare in un’Italia che si rimbocca le maniche, che smette di lamentarsi a vuoto e si arma per reagire contro i soprusi inflitti dalla propria passivitá. L’Italia ha bisogno della più cruenta delle rivoluzioni: la rinuncia all’indulgenza verso se stessi. Da lí in poi la strada sarebbe tutta in discesa, significherebbe crescere, maturare, come persone e come popolo.

Parlate tanto di sovranità: ma quale sovranità potrà mai esercitare un popolo di bambini capace solo di dire “ha iniziato lui”?