Persi tra desiderio e realtà

Siamo noi, persi tra desiderio e realtà.
Noi che frustriamo, ridimensioniamo, ridicolizziamo il nostro desiderio.

“Abbassa il tiro, cresci, non sognare”

Ascoltiamo questa somma massima, e dopo la breve seduta di ipnosi che è la nostra vita, iniziamo ad alimentare il coro. Perché ci sentiamo falliti, delusi, repressi. Perché la realtà dovrebbe soppiantare il desiderio? Perché la volontà non è (quasi) mai tanto forte da realizzarsi?

No, non c’è solo il problema della volontà, quello riguarda le pecore, non gli esseri umani (e impariamo ad essere umani, per favore, è ora). C’è anche troppo spesso un problema di mezzi. Una condizione strutturale sociale ed economica che non consente di uscire dalla fogna e dalla discarica, che blocca le classi (perdonatemi il termine desueto ma mai tanto attuale) e che ti inchioda a questo fondo di bottiglia che è la tua vita.

Ma il divario tra desiderio e realtà crea il conflitto, è inevitabile. Il conflitto che ti porta alla depressione clinica, alla tacita accettazione del tutto perché ribellarsi è uno spreco di energie, e le energie servono a sopravvivere perché lo stipendio – se c’è – si assottiglia anno dopo anno, assieme alle relative tutele.

Smettila di desiderare, pensa a sopravvivere: il tuo conflitto crescerà dentro di te fino a esplodere, violentemente.

O fino a ucciderti.

Ora la domanda si fa più impertinente: a chi fa comodo questo stato di cose? A chi fa comodo un comportamento uniforme, l’uccisione della personalità, dell’unicità, del desiderio contro il conformismo autoimposto di perseguire la banalità? Una mediocrità controllabile nella misura in cui un Potere è in grado di gestirla, economicamente e fisicamente.

A chi fa comodo trasformarci in massa, ingranaggi, statistiche, numeri? In repressi, disillusi, frustrati, tristi ombre di quello che potremmo essere?

E soprattutto, perchè noi ci stiamo tanto volentieri?

Buongiorno 2019

Breve racconto di capodanno

Si alzò dal letto, infastidita dalla presenza della sveglia, anche se non suonava. Incurante del freddo e del mal di gola, andò alla finestra, poggiando le mani sul davanzale per guardare la gente affrettarsi in strada, intabarrata in cappotti, sciarpe e cappelli. Dove si affrettavano poi, con quei nasi rossi ancora mezzi sbronzi dalla sera prima?

Un’aria fastidiosa, persone dallo sguardo irritante, innervosite dalla fretta di dover fare gli auguri a tutti, nessuno escluso.
Non aveva molto a cui pensare, è sempre così durante le prime mattinate del nuovo anno. Ci si aspetta sempre che qualcosa cambi radicalmente, improvvisamente, come nelle riciclate trame dei romanzi d’appendice. Lei no, non s’aspettava nulla. Le litrate di vino e spumante non si erano portate via il governo gialloverde, e l’Italia continuava ad essere una polveriera di ignoranza e bigottismo, senza avere idea del catrame che vomitavano su bambini che giocavano ai baluardi del sovranismo da bar sport. Bambini che, con l’arrivo di Babbo Natale, divennero tutti più buoni, per ricevere i propri doni. Quel ministro continuava a condividere le foto del cenone, e la frontiera a farsi più vicina.

E lei sorrise, prendendo la decisione più importante dell’anno (anche perché l’anno era appena iniziato): “da oggi la smetto con il pandoro, almeno fino a dicembre prossimo”.

Traslochi

Traslocare è un po’ come morire, per rinascere e ricominciare.

Bah.

Così sarebbe se l’essenza si situasse nella forma, quanto al contenuto… beh, lo ficchiamo in scatoloni grandi e piccoli e ce lo portiamo dietro. Lo riposizioniamo, e spesso neanche quello. Il contenuto resta lo stesso, per quanti restyling ci vengano offerti. Un vero trasloco implicherebbe spostarsi, lasciando tutto, ma proprio tutto, nel vecchio appartamento, dal libro di ricette della nonna alla carta d’identità. Bien, si ricomincia.

Quante volte sognate di ricominciare, mollare tutto, scappare via, cancellarvi dal mondo per ricominciare daccapo? Eh?

Puttanate. Non lo sognate, vi fregate in partenza, chiacchierate, ma neanche ci pensate lontanamente a cambiare vita. Perchè in fondo vi piace, lamentarvi intendo, vi piace assai.

Fatelo, sfogate tutte le vostre lamentele, dall’impiegato delle poste lento e lavativo alla pioggia causa del governo ladro. Quanto vi piace lamentarvi, e visto che vi voglio bene ho voglia di leggermi tutti i vostri sfoghi.

A meno che… a meno che qualcuno non racconti un bel trasloco. Uno vero, un cambiar vita, un rinascere.

Rinascere non significa per forza abbandono, è anche e soprattutto un tornare alla vita, un riprendersi il proprio sè. Una nota di speranza. Fatemi sperare, oppure lamentatevi, a voi la scelta.