Una questione di qualitá

Interessante verificare come nella società del capitalismo e della produzione di massa la quantità abbia soppiantato la qualità non solo in termini di serializzazione dei prodotti ma anche nella mentalità dominante. Ogni oggetto di consumo massificato tende inesorabilmente a creare altra massa: è la legge del mercato, più domanda, più offerta; più produzione, più economia.

Creare beni a cui tutti possono accedere, preferibilmente con qualche sacrificio in modo renderli più ambiti e alimentare l’economia finanziaria. Qualcosa che soddisfi nell’immediato il narcisismo e che appaghi, almeno temporaneamente (e illusoriamente), la frustrazione che è sempre alta, molto alta; per qualità e quantità.

I beni a cui tutti possono accedere sono mediocrità, oggetti, masturbazioni hi-tech; le idee, l’autonomia del pensiero e dell’azione, la volontà di schierarsi non è conveniente, non è serializzabile. Per questo si pone un marchio anche sulle ideologie, anche chi ha la presunzione di perseguire un romantico ideale ha i suoi gadget, le sue bandiere e i suoi programmi, abiti e stili di vita prestabiliti e commercializzati.

Comprare e vendere idee le priva di ogni significato.

Tutto è inevitabilmente marchiato, confezionato e venduto. Una bandiera è la rappresentazione di un ideale ed è eclatante come questa venga prodotta in serie e imballata, comprata e affissa ovunque mentre il suo significato scompare. Il simbolo evapora come l’idea che rappresenta.

Perdendo il senso della Qualità abbiamo perso il senso dell’essenza, della sostanza, dell’importanza delle cose. Per questo ci ammazziamo di straordinari per permetterci immondizia, ma le auto nuove e i vestiti di Gucci non ci daranno la felicità.

Ci adattiamo ad una vita mediocre, invece di perseguire l’eccellenza e l’automiglioramento, convinti che sia la migliore delle vite possibili. Le aspirazioni, i sogni, le idee sono out, sono “poco concrete” non ti fanno “mangiare”.

Perchè non limitarci a una vita di cacciatori-raccoglitori? Magari saremo piú felici.

Siamo vacche da ingrasso, gente: ci mettono in un pascolo, facendoci ingozzare con il nostro stesso letame, ci mungono costantemente e, quando non possiamo più produrre, ci ammazzano e ci squartano per venderci a peso in qualche macelleria di periferia.

Non adattiamoci a strisciare a terra, voliamo in alto.

Liberiamoci delle etichette, affermiamo il nostro personale e libero pensiero. In tempi in cui sembra intollerabile non appartenere ad una fazione, imponiamo quella di noi stessi, e della volontà di eccellere e di sfruttare al meglio le proprie potenzialità.

Lottiamo per la Qualità.

Vorrei

Buoni propositi per l’avvenire prossimo o remoto.

Vorrei essere meno cinico, e credere meglio nel mistero dell’altro.

Vorrei interessarmi di più cose possibili.

Vorrei spremere la mia vita fino a evaporare.

Vorrei credere in un qualche Dio, senza diventare un fanatico.

Vorrei riprendere a viaggiare. Perchè l’unico Dio che ho trovato era nel mondo e nei suoi sguardi dai mille colori.

Vorrei essere più comprensivo, più flessibile, più moderato.

Vorrei che fosse possibile essere più moderati.

Vorrei essere meno supponente.

Vorrei essere più solare, e ottimista.

Vorrei bere meno.

Vorrei fumare meno.

Vorrei essere più tollerante con chi non mi tollera.

Vorrei, vorrei, vorrei.

Non è vero.

La tua prigione

Sei sempre stato schizofrenico, diviso in personalitá capaci di un conflitto totale e costante.

Per non pensare alla guerra che hai dentro, hai deciso di rinchiudere la tua vera essenza in questa prigione fatta di impegni improrogabili, bollette da pagare, code alla posta e sull’autostrada per l’obbligo di bruciarsi le chiappe su qualche spiaggia carica di corpi sudati. Hai deciso di prenderti, ficcarti un una gabbia e dimenticarti.

Eppure fingi, fingi di dimenticarti perchè sai benissimo di essere dentro di te, da qualche parte, tra la cravatta e le mutande Calvin Klein. Tu sei ancora lì e gridi e batti mani, piedi e testa contro quelle sbarre che ti sei imposto per…

Per che cosa? Perchè ti sei imposto quelle sbarre amico mio? Perchè hai deciso che era più importante la relazione urgentissima da far trovare sulla scrivania del capo piuttosto che la tua vita? Perchè hai preferito darti in sposa a chi poteva garantirti un futuro agiato piuttosto che scegliere un uomo da amare? Perchè permetti al tuo capo di metterti le mani addosso, o di farti vestire come non vuoi per servire ai tavoli di un bar di periferia?

La guerra dentro di te non smetterá di essere lí. Il piccolo te in gabbia strilla e fa di tutto per venire fuori. Si fa sentire in continuazione e non gli bastano il pane e l’acqua che ogni tanto gli getti nella cella.

Questa è la base del tuo conflitto infinito, della tua felicità irrealizzabile e di quella repressione, depressione che ti porti dentro e guai, guai a tirarla fuori! Esternare i sentimenti è un peccato mortale!

Vuoi guarire? Vuoi davvero guarire? Inizia ad allentare le sbarre, ci penserà il te in gabbia a sfondare la cella e tirarsi fuori. E prendere il suo posto che gli spetta in questo mondo.

Queste sono le tue prigioni, benvenuto