Persi tra desiderio e realtà

Siamo noi, persi tra desiderio e realtà.
Noi che frustriamo, ridimensioniamo, ridicolizziamo il nostro desiderio.

“Abbassa il tiro, cresci, non sognare”

Ascoltiamo questa somma massima, e dopo la breve seduta di ipnosi che è la nostra vita, iniziamo ad alimentare il coro. Perché ci sentiamo falliti, delusi, repressi. Perché la realtà dovrebbe soppiantare il desiderio? Perché la volontà non è (quasi) mai tanto forte da realizzarsi?

No, non c’è solo il problema della volontà, quello riguarda le pecore, non gli esseri umani (e impariamo ad essere umani, per favore, è ora). C’è anche troppo spesso un problema di mezzi. Una condizione strutturale sociale ed economica che non consente di uscire dalla fogna e dalla discarica, che blocca le classi (perdonatemi il termine desueto ma mai tanto attuale) e che ti inchioda a questo fondo di bottiglia che è la tua vita.

Ma il divario tra desiderio e realtà crea il conflitto, è inevitabile. Il conflitto che ti porta alla depressione clinica, alla tacita accettazione del tutto perché ribellarsi è uno spreco di energie, e le energie servono a sopravvivere perché lo stipendio – se c’è – si assottiglia anno dopo anno, assieme alle relative tutele.

Smettila di desiderare, pensa a sopravvivere: il tuo conflitto crescerà dentro di te fino a esplodere, violentemente.

O fino a ucciderti.

Ora la domanda si fa più impertinente: a chi fa comodo questo stato di cose? A chi fa comodo un comportamento uniforme, l’uccisione della personalità, dell’unicità, del desiderio contro il conformismo autoimposto di perseguire la banalità? Una mediocrità controllabile nella misura in cui un Potere è in grado di gestirla, economicamente e fisicamente.

A chi fa comodo trasformarci in massa, ingranaggi, statistiche, numeri? In repressi, disillusi, frustrati, tristi ombre di quello che potremmo essere?

E soprattutto, perchè noi ci stiamo tanto volentieri?

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